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20 Maggio 2008 di Daniele

L’Islanda, isola e terra lontana, ultimo baluardo europeo di civiltà prima di incontrare i freddi ghiacci del Polo Nord.
Questa nazione europea ci appare come fuori dal mondo, come un mondo a sé, racchiuso dai mari e dalla nebbia, una sorta di shangri-là occidentale, una terra fantastica che sembra ferma dai tempi primordiali in cui è stato forgiato il nostro pianeta.

L’Islanda è chiamata la terra del ghiaccio e del fuoco: ghiacciai e terreni fumanti convivono in un ribollire di acqua ed energia, plasmando quella terra selvaggia e trasformandola in un prezioso e inestimabile tesoro naturalistico e paesaggistico.

Dall’Italia in Islanda: un viaggio infinito e meraviglioso

Un viaggio in Islanda suscita emozioni particolari se fatto in fuoristrada.
In questo modo si può apprezzare al meglio sia il gusto dell’avventura sia gli stupendi paesaggi naturali che questa terra offre.

La strada è lunga, ma vale la pena farla. Dall’Italia si attraversano Austria, Germania, Svezia, Danimarca e Norvegia, quindi ci si imbarca al porto norvegese di Bergen e dopo 2 giorni di nave, in cui si toccano le isole Shetland e si possono visitare per poche ore le isole Faroer, si sbarca finalmente a Seydisfjordur, sulla costa orientale islandese.

Islanda: acqua e ghiaccio a volontà

Si comincia il giro visitando una grotta nel ghiaccio, nel massiccio montuoso di Kverkfjoll, da cui esce un fiume di acqua gelida. Si continua quindi nella pista che attraversa il deserto, una pista nera in cui è possibile vedere miraggi nell’aria calda.
IslandaSi raggiunge poi il lago Myvatn, che significa moscerino. Si sosta in un bel campeggio ben attrezzato, da cui si riparte per raggiungere la zona vulcanica di Krafla: una serie di colline rosa, fumanti, con laghi sulfurei e getti di vapore che fuoriescono dalla terra calda, col fango che ribolle e campi di lava nera che si estendono a perdita d’occhio.

Da Krafla si riparte per andare a nord, sostando nel piccolo Husavik, un paesino caratteristico in cui dedicarsi per qualche ora al whalewatching, l’avvistamento delle balene in barca nell’Oceano.

Cascate di DettifossDa Husavik si passa a visitare le cascate di Dettifoss, un enorme getto di acqua che proviene da un fiume che scorre fra alte e ripide pareti rocciose.

Non può mancare una visita alla grotta vulcanica Grjotagia, vicino Hverfell. All’interno il caldo è forte, si sente il penetrante odore di zolf e l’acqua ha una temperatura di 50° C. La grotta era utilizzata nei tempi passati per i bagni termali.

Dal caldo della grotta si passa alle belle cascate di Dio, le cascate Godafoss, imponenti e spettacolari. Quindi si sosta nella cittadina di Akureyri, nel nord dell’Islanda.

Da Akureyri si riparte per arrivare a Hveravellir, una caldera con acqua sulfurea in cui è possibile bagnarsi.
Si può campeggiare ad Asgardsfjall, un grande campeggio con tende e cottage.

Eruzione di un geyserDa lì si raggiunge Geysir, immancabile visita ai geyser: Litli Geysir, Geysir e Strokkur, che lancia getti di acqua e vapore fino a 20 metri di altezza.

Dopo aver visto le cascate Gulfoss, si giunge nella zona chiamata Þingvellir, l’unico punto al mondo in cui poter vedere una parte emersa della dorsale oceanica, ossia il confine tra la zolla europea e quella nord-americana. Anche qui è possibile vedere un’ennesima cascata, la Oxararfoss, formata dal fiume Oxarà.

Ma di tutta l’Islanda la terra primordiale del Landmannalaugar rappresenta forse il posto più impressionante e sensazionale: terre selvagge, dall’aspetto ancestrale, valli dai mille colori, creste frastagliate, terreni fumanti, piccoli laghi nontani. LandmannalaugarIl Landmannalaugar è un salto indietro nel tempo, il mondo perduto della letteratura fantastica.

Da lì si va nei campi di ossidiana (Hrafntinnuhraun) e poi a visitare un’immensa grotta nel ghiaccio, Ishellir, sul monte Hrafntinnusker. La grotta è instabile ed è possibile visitarla soltanto a distanza di sicurezza.

Una visita a Reykjavik

Dopo aver attraversato un’altra zona desertica ed un guado si raggiunge la capitale dell’Islanda.
Reykjavik è una piccola cittadina, in cui si può visitare la cattedrale, dove la statua del Figlio d’Islanda sembra fare da sentinella.
La città offre una serie di musei da visitare.

Si può pranzare in un fast food, dove cucinano dell’ottimo fish and chips, ed è caratteristico girare per i negozi in cerca di souvenir.

Il giro prosegue con la bella cascata Skogafoss, un fiume che si getta in un piccolo lago. Attraverso un sentiero si può passare dietro il velo d’acqua che cade dall’alto.

Arrivando a Kirkjugólf, l’inglese Churchfloor, che significa pavimento di chiesa, si può ammirare un particolare tipo di lava, il basalto colonnare. Spuntando dal terreno in forme geometriche la somiglianza con un pavimento è impressionante, e così si è creduto per parecchio tempo che quello fosse il pavimento di un’antica chiesa.

Ancora nel basalto colonnare si può visitare la cascata di Svartifoss, vicino al ghiacciaio Vatnajokull.
Le cascate si raggiungono lungo un sentiero in mezzo alla vegetazione. Il salto si apre in cima a una collina e finisce in un laghetto. Le cascate nere, il nero del basalto, la sua perfetta geometria, gli angoli lucenti: un altro posto indimenticabile dell’Islanda.

Nella baia degli iceberg

JokulsarlonJokulsarlon. Dalla mattina in mezzo ai ghiacci degli iceberg, massi di acqua solida che galleggiano nella baia.
Con un mezzo anfibio prendiamo la pista di sabbia che ci porta nell’acqua della baia, le ruote camminano per qualche metro fin quando il mezzo non galleggia, quindi è l’elica che ci porta al largo.
IcebergTutti seduti, col giubbotto salvagente indosso, ci godiamo il silenzio della baia. Poi appaiono i primi iceberg, enormi massi bianchi che scivolano sulla superficie azzurra dell’acqua.
E’ ghiaccio antico, di 1500 anni fa e ce ne fanno anche assaggiare un pezzo.

Ritorno a Seydisfjordur

I nostri 15 giorni in Islanda sono finiti. Facciamo ritorno al paesino in cui siamo sbarcati all’andata. Possiamo avere indietro dei soldi, restituzione delle tasse sui beni acquistati tax free.
Poi di nuovo pronti per due lunghi e noiosi giorni di nave.
Lo sbarco e il ritorno a casa

Sbarchiamo ad Hanstholm, in Danimarca. Il ritorno a casa dura solo 4 giorni, non 7 come l’andata.
Attraversiamo Germania ed Austria, facendo tappe lungo la strada per mangiare e riposarci.
Arriviamo a Roma intorno alle 22, stanchi, sporchi, incolti, provati dal viaggio, lontani col pensiero e con lo spirito da ciò che abbiamo intorno.
Il viaggio è finito. E’ durato 25 giorni in tutto, abbiamo percorso 8000 chilometri, scattato centinaia di fotografie, visto paesaggi inimmaginabili.
Un viaggio avventuroso in fuoristrada, a dormire in tenda e sacco a pelo, a mangiare scomodi, a passare dalle mezze maniche ai maglioni e le giacche pesanti.
Un viaggio che si è concluso con la consapevolezza di un prossimo ritorno nella terra del ghiaccio e del fuoco.
Dal mal d’Islanda non si guarisce.

La fauna d’Islanda

In Islanda troviamo una fauna ben diversa da quella che siamo abituati a vedere nel resto dell’Europa. I cavalli sono di una specie nana, più piccoli dei nostrani e più grandi dei pony. Le pecore pascolano spesso in vicinanza delle strade, a brucare l’erba in gruppi di tre o quattro o isolate. Nella costa vive anche il visone. Sulle spiagge alcune foche si affacciano timidamente. Sulle coste è possibile vedere in estate le pulcinelle di mare, chiamate puffin.

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