Sicilia costa meridionale
Quest’anno la meta delle nostre vacanze sarà la Sicilia. Ci siamo organizzati per tempo per usufruire delle promozioni effettuate dalle compagnie marittime, abbiamo prenotato su internet una casa e finalmente è arrivato il momento della partenza.
Primo giorno:
Dopo la lunga traversata di ieri scegliamo di iniziare la vacanza in modo “soft” raggiungendo una spiaggia vicino casa, qui a Giallonardo. Parcheggiamo a ridosso della spiaggia vicino ad un chiosco dove pranziamo. La spiaggia è ampia di sabbia fine dorata delimitata da scogliere lucenti perché formate da tanti cristalli.
Oggi l’acqua è freddina e fare il bagno non è proprio piacevole ma distesi al sole si sta benissimo.
Dopo un pisolino facciamo una lunga passeggiata verso ovest e ammiriamo le scogliere più da vicino, al nostro ritorno non troviamo l’ombrellone che è volato via a causa del vento che ha iniziato a soffiare. Recuperato l’ombrellone lo posiamo in macchina insieme ai teli da mare e saliamo sulla scogliera percorrendo un sentierino tra i cespugli per ammirare uno splendido tramonto sul mare.
Secondo giorno:
Area protetta WWF Torre Salsa: la molla che mi ha fatto scegliere le vacanze in Sicilia. Ho conosciuto la riserva attraverso le immagini di un documentario in televisione che mi ha profondamente colpito per l’aspetto selvaggio e incontaminato di questo luogo. La riserva di Torre Salsa si estende per un lungo tratto costiero includendo anche le zone dell’entroterra, con stagni campi e alture: ci sono almeno tre entrate, ma noi sapevamo che la più comoda per accedere alla spiaggia era quella “dell’eremita” che porta ad un parcheggio dopo un percorso sterrato un po’ da rally.
Il parcheggiatore, autorizzato dal WWF, ci chiede solo 2 euro per lasciare li la macchina fino al tramonto, la quota serve a sostenere le spese di mantenimento dell’oasi.
Il paesaggio è meno brullo rispetto alla scogliera del giorno precedente, la vegetazione è più verde e diversificata.
Palme nane, canneto e cespugli verdi, poi arriviamo in spiaggia! Sembra di essere ai tropici: la sabbia è bianca-dorata, Caraibica, anche la scogliera è bianca e gessosa ma a differenza di ieri ci sono pochi cristalli ed è più compatta. L’acqua è bellissima, limpidissima ma freddissima!
Dopo il bagno siamo andati a fare la nostra passeggiata giornaliera fino a una torre che vediamo dal basso senza inerpicarci tra i cespugli spinosi per vederla da vicino.
Lasciamo per ultimi la spiaggia per sfruttare al massimo la bella giornata.
Terzo giorno:
Dal momento che sulla guida è riportata una bellissima foto del teatro di Eraclea Minoia decidiamo di visitare questa zona archeologica. Costo del biglietto 2 € a persona. La cittadina di Eraclea è vicina a Giallonardo, la strada comoda e ben segnalata. Per arrivare in cima alla zona archeologica si percorre una strada non asfaltata che mostra un panorama verso il mare strepitoso.
Arriviamo al parcheggio da cui si può ammirare la spiaggia di Capo Bianco sulla quale decidiamo di stenderci dopo la visita. L’ingresso all’area degli scavi è carino ma ho già qualche difficoltà a comprendere il percorso di visita perché non esiste nessun tipo di mappa dell’area e quando chiedo informazioni, mi viene risposto: “tutto ben segnalato è”.
Percorriamo un po’ di sentiero e ci appare un’antiestetica copertura sopra il teatro. Il tendone degrada sulle gradinate per cui non è possibile vederle. Scendiamo più in basso e visitiamo i resti di altre abitazioni (sono protette da alcune strutture chiuse senza finestre: una serra! Dentro ci saranno 40 gradi).
Panorama molto bello ma l’area archeologica lascia a desiderare. Uscendo chiedo al custode il perché della copertura del teatro e mostro la foto sulla guida; mi risponde che è per ristrutturazione ma… (mi chiedo come mai nessuno è al lavoro?).
Diamo un’occhiata ai reperti raccolti negli scavi nel piccolo museo (anfore, vasi, etc) e andiamo in spiaggia.
Parcheggiamo, il mare è a due passi, facilmente raggiungibile, è una bella spiaggia. Mangiamo e pisolino post-pandriale. Quando ci svegliamo è ora della camminata verso Capo Bianco. Qui c’è una bella rupe di gesso bianco a picco sul mare che si aggira facilmente bagnandosi fino alle ginocchia; sull’altro lato della rupe si presenta la costa di Sciacca. E’ possibile salire sulla rupe fino ad una certa altezza perché ci sono delle alzate simili a gradoni. Foto e poi torniamo indietro ma … la marea si è alzata e così dobbiamo bagnarci fin quasi al petto anche a causa delle onde che si infrangono sulla parete di gesso e che mettono a repentaglio la macchinetta fotografica! Ci distendiamo un po’ di nuovo per asciugarci e poi torniamo a casa.
Quarto giorno:
Dopo la deludente Eraclea Minoia intendiamo gustare il lavoro dei Greci e le bellezze che sono giunte fino a noi immergendoci nella Valle dei Templi. Parcheggio (a pagamento) naturalmente accanto alla biglietteria rapida fila per i biglietti, costo 8 euro a persona, escluso museo; per avere la mappa dell’area archeologica occorre pagare un ulteriore euro ma noi abbiamo la mappa e descrizione sulla nostra guida che è più dettagliata ed esaustiva ed usiamo quella (ci sembra strano che la mappa – un foglietto a due facciate – non sia inclusa nel costo del biglietto).
Dopo un panino mangiato seduti all’ombra alle 13, col sole allo zenit, cominciamo la visita procedendo dal tempio di Ercole a quello della Concordia e infine sulla sommità della collina al tempio di Giunone Lacinia.
Il paesaggio è bello perché la collina su cui si trovano i resti archeologici domina la vallata fino al mare e per la vegetazione che circonda tutta l’area (alberi di mandorlo, ulivi, acacie, fichi d’india ecc.)
Riscendiamo alla volta del tempio di Giove Olimpico con il telamone in terra (è un calco), tipo cariatide con funzione portante per la struttura, poi il tempio dei Dioscuri che è diventato il simbolo della città di Agrigento.
Il caldo ci scoraggia dalla visita al giardino di Kolymbetra e optiamo per una granita rinfrescante al bar
Dopo la sosta ristoratrice lasciamo l’area archeologica e procediamo per un tour cittadino ad Agrigento: parcheggiamo nei pressi della Cattedrale di S. Gerlando, purtroppo chiusa per restauro, e scendiamo a piedi a S. Maria dei Greci. Il cancello della chiesa è chiuso ma mentre indugiavamo sul da farsi, un uomo anziano (il custode) ci si avvicina e aprendo il cancello si scusa per essersi dovuto allontanare dalla chiesa.
Ci fa visitare l’interno della chiesa facendoci da guida. La chiesa, restaurata da poco, sorge su un tempio greco convertito dai cristiani a chiesa durante
la dominazione turca e poi trasformato in cripta. Il tempio originario è visibile sotto il pavimento, il soffitto è a capriata in legno dipinto. All’esterno c’è un piccolo giardino ancora in ristrutturazione e il custode ci permette l’ingresso in un corridoio laterale alla cripta dove è possibile vedere le colonne del tempio originario. Ringraziamo il gentilissimo custode che ci ha erudito sulla “sua” chiesetta e procediamo alla ricerca della chiesa di Santo Spirito, suggerita dalla guida. Tra scale, salite e discese raggiungiamo solo il cortile e così decidiamo di andar via.
Rimontiamo in macchina e dopo un labirinto di strade strette e a senso unico o senza uscita con scale ovunque riusciamo a venirne fuori anche se con fatica e fortunatamente senza danni.
Tornando facciamo una sosta a Porto Empedocle per comprare calamari e spigole che cuciniamo per cena sulla brace.
Quinto giorno:
Mamma li Turchi! Siamo alla famosa Scala dei Turchi: una bellissima scogliera di gesso bianco sul mare che si può salire comodamente come fosse una scala a gradoni che porta ad un punto alto molto panoramico. La giornata è ventosa, arrivati in cima alla scala scendiamo sull’altro lato (meno a gradoni e un po’ a strapiombo sul mare).
Su questa ala la spiaggia è proprio dorata e uno scoglio a forma di testuggine davanti alla riva si presta a varie foto. L’acqua è calda e facciamo un bagnetto… intanto il mare rinforza e il vento si alza ulteriormente.
Saliamo la scala dal versante meno comodo per tornare indietro, ancora qualche foto in cima al pianerottolo dove il vento si fa sentire e giù per la Scala dei Turchi.
Torniamo al nostro ombrellone ma il vento non ci permette di restare e decidiamo di rincasare e la sera replichiamo la grigliata di pesce.
Sesto giorno:
Giornata ventilata. Proviamo a fare il nostro ultimo di mare ad Eraclea Minoia che è vicina, comoda e bellina. Purtroppo il mare è infuriato a causa del forte vento che tira su la sabbia impedendoci di stare in spiaggia, cosi in modalità turistica e con un po’ d’amaro in bocca ci dirigiamo a Sciacca.
La città è costituita da rioni noi parcheggiamo nel rione IV Novembre e dopo aver mangiato un panino entriamo in città da Porta Palermo e cominciamo la visita partendo dal borgo di mezzo.
Prendiamo una granita e saliamo sulla parte alta dove ci sono le mura della città con il Castello dei Luna. Caratteristico delle vie di Sciacca sono i pannelli costituiti da maioliche in ceramica che riproducono luoghi tipici della città o attività (pesca, agricoltura, ecc).
Il tempo continua ad essere ventoso e torniamo verso Siculiana e andiamo a visitare la Torre di Monterosso che si trova su una scogliera nei pressi di Giallonardo. La scala d’accesso è diroccata e senza protezione ma il cielo plumbeo e l’ululare del vento rendono il luogo molto suggestivo.
Torniamo, ceniamo e prepariamo le valigie e al letto presto. Domani dobbiamo arrivare a Messina per il rientro. Una sola settimana è stata utile per assaporare alcune delle tante bellezze storiche e naturalistiche di questa zona della Sicilia e ci proponiamo di tornare con più tempo per conoscere più a fondo l’isola.



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